Elementi Scientifici



IL CARATTERE:


Spesso le cose che non sono percepibili a vista sono quelle di maggiore importanza. Questo vale tanto per gli esseri umani quanto per il mondo animale e quindi anche per il nostro cane.

Il carattere del cane da gregge abruzzese è fondamentale per assolvere alla sua funzione. Deve essere un cane dotato di una buona aggressività e di notevole coraggio per affrontare lupi ed altri predatori ma deve a sua volta essere privo dell’istinto di predazione. Esso deve costituire una garanzia e non un ulteriore rischio nella convivenza con gli ovi-caprini ed altri animali da cortile presenti negli allevamenti. Questo cosiddetto “affiatamento” (legame indissolubile di convivenza) si è formato nei millenni nelle fasi dell’imprinting adolescenziale che via via si è andato fissando geneticamente. Ma anche queste cose con il tempo possono andare perdute. Noi abbiamo la dimostrazione vivente, ovvero l’attuale maremmano. Originatosi dal cane da gregge puro si è con il passare degli anni adattato alle nuove esigenze ed alle nuove funzioni, perdendo man mano il contatto con le proprie origini e con le originarie attitudini.
La prova ce l’ha data l’esperimento del Prof. Coppinger, biologo e cinotecnico di fama internazionale, docente presso lo Humpshire College del Massachussets (USA) quando nei primi anni ’80 è venuto in Abruzzo per studiare i cani pastori abruzzesi, prelevandone alcuni per metterli al confronto con altre razze aventi la stessa funzione (Montagna dei Pirenei, Sharplaninaz ecc.). I risultati furono sorprendenti in quanto il nostro cane si dimostrò il più affidabile. Quando in base a ciò il Prof Coppinger decise di prendere un numero congruo di questi cani da fornire alle aziende nei vari stati del continente nordamericano, fu costretto a ripiegare su soggetti di allevamenti cinofili del centro-nord. Questo avvenne sia per l’impossibilità di reperirli in Abruzzo in quanto l’allevatore di ovini che possedeva dei cani idonei al lavoro se ne guardava bene di privarsene ed anche perché la maggiore disponibilità di cani da vendere restava tra gli allevatori cinofili .
Il risultato fu che gli allevatori di ovini d’oltre continente furono costretti ad abbattere i cani ricevuti perché erano divenuti essi stessi i carnefici delle pecore da accudire.

Un altro elemento fondamentale è appunto un forte equilibro nel carattere. Essendo il nostro guardiano spesso lasciato solo nelle decisioni ma anche a causa del suo carattere indipendente, è importante che esso non si lasci andare ad atteggiamenti di aggressività gratuita. Nelle sue reazioni a degli stimoli ci deve sempre essere un nesso di causalità. Eccesso di aggressività o eccesso di paura (che sovente si trasforma in una forma di aggressività isterica) possono divenire deleteri.

Anche qui, il maremmano, avendo subito una selezione basata esclusivamente su esigenze morfologiche dovute alla necessità di vincere nelle esposizioni per vendere tanto e bene, attraverso (come del resto in altre razze) un eccesso di accoppiamenti consanguinei, in molti soggetti ha causato un notevole squilibrio caratteriale. Questo ha fatto si che, con l’andar del tempo, nell’immaginario collettivo questo cane viene considerato di non facile gestione se non addirittura pericoloso.

Per conto nostro, avendo una popolazione di cani, sotto questo punto di vista da considerare sana, dobbiamo esclusivamente eliminare quelle linee di sangue tendenti al tipo molosso (inteso in questo caso sempre riferito al carattere) che mostrano una notevole aggressività anche verso le persone, dal momento che al giorno d’oggi non abbiamo più problemi con i furti di ovini sui pascoli. Semmai ci troviamo di fronte l’esigenza di salvaguardare il gregge dagli attacchi dei predatori, garantendo contemporaneamente l’incolumità ai turisti montani che spesso tracciano i percorsi dei pascoli ricadenti nelle aree destinate a riserve naturali, giustamente frequentate dagli appassionati.