Opuscolo



 


 

ORIGINE E FUTURO DEL CANE DA PECORA ABRUZZESE

 

Stiamo parlando di un cane che ha compiuto più di duemila anni di esistenza. Un canide importato verosimilmente dai Fenici, proveniente dall’Asia centrale, che si è adattato morfologicamente e caratterialmente al suo habitat ed alla sua funzione.

 

E’ un cane che ha trovato utilizzo in tutti i territori d’Abruzzo e del Molise dove la maggiore fonte di reddito era costituita dalla pastorizia. Ha anche conosciuto e popolato altre Regioni come la Puglia, il Lazio, le Marche l’Umbria e la Toscana. Alcune in modo più assiduo attraverso la transumanza verticale, altre in modo più sporadico ma spesso permanendovi definitivamente.  

 

La zona ed il periodo  di maggiore concentrazione di questo guardiano bianco si possono  collocare sugli altopiani dell’entroterra abruzzese (in particolare la Piana di Campo Imperatore del Massiccio del Gran Sasso), tra il 1440 al 1870, quando vi si trovavano armenti con migliaia di capi.

 

Esistono diverse razze molto simili al nostro cane, come ad esempio il Cane dei Tatra,  il Tschouvach, il cane da Montagna dei Pirenei ed altre ancora, che verosimilmente hanno tutte le medesime origini. Allo stesso modo, come al tempo i diversi ceppi sono mutati in razze proprie, a causa d’uno sviluppo morfo - funzionale differenziato, così il Maremmano e l’Abruzzese, già nei primi decenni del secolo scorso hanno preso strade diverse.  

 

Il Maremmano ha subito uno sviluppo dettato da esigenze cinofile, quindi modellato  per mano dell’uomo ai fini dell’estetica e della commercializzazione. Mentre l’Abruzzese ha mantenuto, in linea di massima, uno sviluppo filogenetico dettato dal fenotipo. La selezione umana, nell’Abruzzese,  si è limitata quasi esclusivamente  a conservare le  attitudini al lavoro. 

 

E’ inconfutabile che troppo spesso si è tentato di accoppiare maremmani e abruzzesi per coniugare  i pregi dell’uno e dell’altro o  per tentare di omogeneizzare  morfologicamente i due tipi, che ufficialmente ancora oggi sono censiti  sotto la comune denominazione Maremmano-Abruzzese.

 

Ma dire che i risultati siano stati scarsi è un eufemismo. Nella prima generazione “meticcia” di un accoppiamento di soggetti morfologicamente diversi, difficilmente si trovano soggetti che esprimono una combinazione dei tratti somatici,  spesso invece esprimono le sembianze dell’uno o l’altro genitore. Questo ha fatto sì che i soggetti troppo abruzzesi venivano dagli allevatori cinofili prudentemente scartati. Dall’altro versante, gli eredi dei cani da mostra, proiettati nell’ambiente rurale hanno fatto poca carriera, mostrando scarsa o nessuna attitudine al lavoro, venendo anch’essi per tale ragione scartati dal pastore.

 

Per cui,  ora basta con il considerare i nostri nobili cani da guardia al gregge dei maremmani di serie “B”

 

  

 

LO SCOPO DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE E’ DARE UNA IDENTITA’ PROPRIA AD UN CANE CHE MERITA QUESTO ED ALTRO, MA ANCHE RESTITUIRE ALL’ABRUZZO UN SUO PATRIMONIO STORICO-CULTURALE

 

 

Un cane che rischia continuamente la propria vita, nelle lotte contro i predatori, che siano essi cani inselvatichiti, lupi (che ormai sono tornati numerosi sui monti d’Abruzzo), oppure   orsi, e che spesso  muore semplicemente per il morso di una vipera, non merita tanta poca considerazione.

 

In montagna è solo con le sue decisioni quando  il suo gregge pascola allo stato brado e se pur assillato dai morsi della fame neanche si sogna di sfiorare un agnellino per appagarsi. Deve continuamente lottare all’interno del branco per mantenere o migliorare la sua posizione gerarchica. Ha il corpo modellato dal territorio impervio e dalle condizioni climatiche avverse.  Vi sembra un cane che abbia bisogno degli aggiustamenti (arbitrari) da parte dell’uomo per farne un bel Maremmano?

 

Noi ci siamo prefissi invece di puntare sulla conservazione delle caratteristiche precipue di questo prodotto della natura, eliminando le sparute ma dannose infiltrazioni e dando una carta d’identità a questi guerrieri instancabili. La propria classificazione nell’albero genealogico delle razze canine non è per fare concorrenza a nessuno, in quanto non saranno mai cani da passerella o allevati per l’uso domestico comune, ma questa connotazione servirà unicamente ad evitare ulteriori ed inutili inquinamenti di ambedue le razze.

 

Abbiamo quindi iniziato un percorso lungo e faticoso ma fortunatamente questa iniziativa è stata sposata anche dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, che ci sta dando un grande aiuto mettendo a disposizione esperti ad altissimo livello.

 

Entro l’anno 2007, dovremmo terminare con le misurazioni dei cani (rilievi biometrici) per approdare al definitivo standard di razza, di cui già esiste una bozza sulla scorta dei primi risultati, redatta dal Prof. Mario Quadri.