Storie e Aneddoti




Una storia veramente vera .

 

Ci troviamo  verso fine degli anni  50, in località Cascina della Provincia Aquilana , Antonio  si trova con il suo gregge a sfruttare  le ultime  erbe autunnali  alle pendici di alcune colline  circostanti   sui quali corre il confine  tra  Abruzzo  ed il   Lazio.

 

Tornate gi, brucando brucando,  in una valletta  proprio ai piedi di una collina incorniciata  da un folto bosco di  pini silvestri  e cerri, le pecore iniziano ad ammorrarsi mentre i guardiani  bianchi  iniziano a mostrare  uno strano nervosismo.

 

In  lontananza , sulle alture dei Monti della Laga , gi da un po' imbiancate, sempre pi  un color rosarancio invade le cime  che il tramonto  autunnale  sostituisce al candore  della neve.  

 

Non capitava da tempo -  sembravano  ormai storie di altre epoche - una sagoma  di quadrupede  a dorsale rigida e orecchio acuto  si distaccava dall'ormai nero bosco esse ju lupe.

 

Era solo:? Possibile .. ? Come mai ..?

 

I cani da pecora di Antonio da un pezzo  si muovevano agitati intorno alle pecore ammorrate ed in particolare  Nestore, il capo branco che ormai  aveva quasi sette  anni ,  che  per un cane che lavora  con le pecore non affatto poco.

 

Con lui cerano  Sentinella, la  femmina pi adulta, Nebbia e Gaspare , nati nella prima cucciolata di  Sentinella  e Nestore e due  scattoni fratelli di  un anno e mezzo  circa , di cui non ricordo i nomi.

 

Questi ultimi provenivano da uno scambio con un pastore amico  della zona di Mascioni -  Campotosto  che aveva dei bei cani grossi.   I cacciunitti (cuccioloni) erano rimasti alla stalla insieme  alle pecore prene (gravide). 

                                                                                               

 

Normalmente , quando si tratta di un solo lupo , difficilmente questo si espone al rischio di avvicinarsi  ad un gregge custodito da sei cani. Ci nonostante continuava ad avvicinarsi lentamente .

 

Antonio era teso ma non preoccupato pi di tanto, convinto che  ju lupe si sarebbe ritirato in buon ordine.

 

Nestore , con il pelo diritto  e voce minacciosa , si scagliava verso il lupo fino a circa metà strada tra il gregge ed il lupo , piantando con una certa imponenza le forti e robuste zampe  nel terreno. Lo seguiva a distanza  Gaspare e pi indietro, timorosi, i due scattoni.

 

Il lupo sembrava fare due passi avanti  e quattro indietro  come se volesse rinunciare  e tuttavia non mostrava l'intenzione di abbandono definitivo .

Solo man mano che Antonio cercava di  richiamare Nestore  si rendeva  conto del gioco  a cui  stava giocando il predatore . Si stava   pian piano  tirando Nestore verso il limiti del  bosco  mentre il distacco con gli altri cani  ed il gregge aumenta sempre pi .

 

Nestore un po per il suo carattere , un po per la concitazione , non ascoltava Antonio tanto meno  si era reso conto di essere rimasto solo.

 

Fu proprio cos che  giunto ad una ventina di metri dal bordo del bosco  si lanciano altri tre lupi  verso Nestore , sgusciando  a sorpresa dall'oscurità della foresta, accerchiandolo  in un batter d'occhio .

 

Ormai era fatta. Antonio disperato urla, cerca di spaventare i lupi e di aizzare gli altri cani  in aiuto di  Nestore ma non servì a nulla.

 

Nestore si difendeva come poteva dai ripetuti  attacchi . Nestore un cane forte e coraggioso pesa pi di cinquanta chili ma solo .  Lui ha un unico vantaggio . I predatori devono essere pi cauti  per non essere feriti . Per loro una ferita pu diventare letale perchè nessuno li cura e nessuno li sfama in caso non possano pi cacciare . I predatori devono proteggere in primo luogo la loro incolumità .

 

I guaiti di  dolore di Nestore diventavano sempre pi frequenti e laceranti . Ormai il rosso del sangue quasi prevaleva  sul bianco  pelo arruffato del povero martire.

 

Antonio non ricorda neanche come  ma ad un certo punto , forse con la forza della disperazione  e magari per la rabbia del dolore che lo invadeva, Nestore riuscì ad afferrare  uno dei lupi  ed a staccargli di netto un orecchio .

 

Il latrato del lupo dolorante e l'abbondante flusso di sangue che fuoriusciva dalla  testa aveva  messo in allarme i compagni predatori . Nestore, giunto ormai al limite  delle sue forze cercava di  reagire, barcollante e stremato a qualche altro timoroso tentativo d'attacco  ma poi  i lupi cominciarono a ritirarsi nel bosco.

 

Antonio era combattuto tra il sentimento di gioia  perchè non era stata uccisa neanche una pecora , unica fonte di reddito per lui , e  quello della disperazione per le condizioni in cui era ridotto  Nestore , accasciatosi  definitivamente per terra nel tentativo di raggiungere il gregge.

 

Antonio non sapeva cosa fare. Ormai era notte e bisognava riportare le pecore nell'ovile altrimenti l'estremo gesto di Nestore rischiava di restare vano. Ma lasciarlo morire in solitudine dopo tanto  coraggio.

I lupi sarebbero potuti tornare, dandogli il colpo di grazia e divorarlo per la fame. Antonio proprio non sapeva cosa fare.

 

Dopo alcuni tentativi di abbracciare Nestore per portarlo a casa Antonio si deve arrendere. Quasi sessanta chili di peso morto non si portano molto lontano.

 

Beh! I paratori (cani conduttori meticci ) Lilla, Briciola e Sergente conoscevano bene la strada del ritorno e sapevano guidare il gregge fino a casa. Cos Antonio decise di rimanere con Nestore nelle sue ultime ore di vita.

 

Le notti ormai cominciavano ad essere piuttosto fredde ed umide ma Antonio era abituato anche  a condizioni peggiori e così restò a lungo sveglio carezzando il capo ancora insanguinato del povero Nestore che non faceva neanche un lamento.

 

L'aveva appena catturato il sonno quando Antonio di soprassalto si sveglia, udendo delle voci in lontananza . Era ancora notte, mancavano un paio d'ore all'alba. Chi poteva essere?

 

Man mano che si avvicinarono riconobbe la voce di Peppe, suo figlio, e Domenico, fratello di Antonio. Erano usciti in cerca di Antonio vedendo rientrare il gregge da solo, temendo il peggio.

 

La loro gioia di trovare  Antonio in ottime condizioni fu presto attutita dal racconto frenetico e straziante  di quanto era accaduto.

 

In tre riportarono Nestore nell'ovile, vicino alle sue pecore, avvertendo subito il veterinario.

 

Il veterinario, dagli amici allevatori, chiamato confidenzialmente Pierluigi, dopo avere ricucito le molteplici lacerazioni (erano centinaia di punti, non si contavano), prescrisse degli antinfiammatori  e degli antibiotici, senza per riporre molte speranze nella sopravvivenza di Nestore.

 

Ormai aveva una certa età e le ferite infertegli  erano state notevoli cos come i traumi subiti.

 

Nestore beveva poco e mangiava niente nei giorni successivi. A forza, tutti i familiari gli colavano una poltiglia di siero di latte, pane e quant'altro in bocca, che per la maggiore andava sprecata.

 

Nonno Giacomino insisteva nel fargli bere un infuso di corteccia di quercia, dicendo che a lui gli aveva salvato la vita durante la guerra.

 

Per pi di due mesi non migliorava n peggiorava lo stato di salute di Nestore . Continuava a vegetare sdraiato quasi immobile nella stalla dove quasi tutti i bambini del paese la sera lo andavano a trovare.

 

Volevano confortare il cane eroe che aveva combattuto contro quattro lupi e puntualmente Antonio doveva raccontare quasi fino all'esasperazione come erano andati i fatti.

 

Come per miracolo, ad un certo punto, Nestore cominciava a dare segni di miglioramento e giorno dopo giorno, quando Antonio rientrava con il gregge e gli altri cani, lo  trovava sempre più aitante finchè si riprese del tutto.

 

Ci vollero in tutto quasi sei mesi ma alla fine era tornato un vero capo branco ma non per gli altri cani maschi.

 

Gaspare ormai aveva quattro anni, gli scattoni di Mascioni due anni e frequenti erano le lotte per la gerarchia nel branco.Tutto pensavano a questo punto meno che portare rispetto a Nestore vecchio e malato.

 

Tendevano ad isolarlo, aggredendolo singolarmente, in coppia e qualche volta anche in gruppo.

 

Antonio aveva ormai rinunciato al pensiero di portare Nestore  con se in primavera quando si  sarebbe tornati in montagna e lui sembrava come averlo in qualche modo capito.

 

Forse sentendosi tradito per non essere stato sostenuto dagli altri maschi nella lotta contro i lupi, per averlo spodestato dal ruolo di capo branco durante la sua malattia, per averlo allontanato dalle grazie del suo padrone che lo aveva esonerato da suo lavoro, forse per ci sa quale ragione  successe quello che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Successe quello  che fece di  Nestore una Leggenda  pi di quanto non avesse fatto la vicenda del combattimento coi lupi.

 

Erano iniziati i preparativi per la monticazione  e il gregge pascolava  tra le ultime erbe di pianura a pochi chilometri dalla stalla.

 

Nestore,  che era legato ad una catena nei pressi dell'ingresso della casa di Antonio per evitare che seguisse le pecore ad un certo punto sparì.

 

Le pecore erano sole , recintate in un piccolo stazzo, guardate dai cani e quindi solamente nel pomeriggio, verso le cinque e mezzo , Antonio tornava a prenderle per la mungitura.

 

Avendo per notato lassenza di Nestore si era  precipitato verso lo stazzo immaginando che avrebbe tentato di raggiungere il gregge.

 

Non si era sbagliato, ma lo scenario che si trovi di fronte era fuori da ogni sua immaginazione.

 

Trovi nuovamente Nestore con il muso insanguinato e pieno di ferite ma ancor peggio Gaspare e i due scattoni, fratelli di Mascioni morti stecchiti.

 

Potevano essere scesi  i lupi fino gi a valle ed avere compiuto un tale scempio?   -  Le pecore erano tranquille, non ve nera neanche una sgozzata o ferita e ad occhio non sembrava ne mancassero.

 

No, - no di tutto questo.

 

Quanta amarezza e disperazione dovevano avere invaso la mente ed il cuore ferito di Nestore in tutti quei mesi.  Si era fatto giustizia. Si era ripreso il suo posto eliminando definitivamente quei vigliacchi traditori lasciando salvi le femmine ed i cacciunitti.

 

Antonio, fino al termine dei suoi ultimi giorni , quando arrivava alla fine del suo racconto, che non si stancava mai di  narrare agli ignari, non riusciva a trattenere le lacrime dalla commozione.

 

Nestore era ormai morto da molti anni ma rimasto vivo nella memoria di Antonio, della sua famiglia e di tanti altri che l'avevano conosciuto.

 

Purtroppo nessuno dei suoi figli( fu padre di altre due cucciolate) mostr tanta audacia ma forse qualche nipote o pronipote potrebbe avere ripreso da lui e chi sa che un giorno non  sentiremo parlare di qualche gesto eroico di un cane da pecora le cui  origini si dice siano  di Cascina.           

 

 

                                                                                    Lultimo sheepboy

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